"Quando senti quel rumore e quell'odore lo porti dentro di te dalle notti prima, lo ricordi durante il giorno e ti entra nel naso nei sogni. La gente del paese inizia a guardarti diversamente, perché la rappresenti. A te che corri non importa niente se piove o c'è il sole, non te ne frega niente se devi andare a lavorare o fare qualsiasi altra cosa. La testa ce l'hai già lì, tutta lì: sul palio, sulla corsa, sulla tragia. A come fare le curve o a come fare il cambio. Anche il paese lo troverai diverso, pure il suono delle campane al mattino ti sembrerà... diverso.
E poi arriva la sera.
Legno in mano, vene di fuori, cuore fermo, gambe dure e poi deve essere fuoco e cattiveria. E quando stai per strapparti i muscoli, quando il fiato è finito, non devi mollare, ma con il cuore la devi portare al traguardo, solo così si onora la tragia. E se avrai vinto è perché ci credevi.
Io a 3 anni ero in prima linea a portare la bandiera della mia contrada: era più alta di me e tutti volevano togliermela perché pensavano che non ce l'avrei mai fatta, ma io invece ci sono riuscito perché volevo essere utile per la mia contrada: oggi è il mio paese che corre, io non corro ma con la testa sono già lì al 30 luglio.
Ci sono nato.
Fa parte di me".
Questo è Michael Lombardi.
E questo è Michael Lombardi dopo essere caduto in partenza. L'espressione non è la sofferenza del dolore per gomito e ginocchio lasciati alla causa, ma il dolore della sconfitta.
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