Mi perdonino Robert Duvall e Francis Ford Coppola ma l’odore che amo di più (beh, forse il secondo…) non è “quello del Napalm la mattina presto”. La prima volta che ho sentito quel particolare aroma, quel misto di legno bruciato e resti di saldatura, mi è venuto spontaneo alzare il viso e guardare verso l'alto e notare, quasi con stupore, che non c’era nessuna coda luciferina, ad asso di picche, a girare l’angolo per poi scomparire in un rumore di zoccoli caprini.
Era un’estate qualsiasi di un anno a metà degli anni ’90 e stavo risalendo, come milioni di altre volte prima e altri milioni di volte a venire, le scale che portano alla Chiesa - altrimenti detti gli scaleri - ed era appena sceso il sipario sul primo Palio della Tragia (TM). Che, come capita spesso per il debutto di un gruppo musicale o di uno scrittore, si sarebbe poi rivelato inarrivabile per le edizioni successive.
Un mare di gente, Gassano piena di bandiere, di striscioni di scritte per terra e sui muri. La tensione che si taglia con il proverbiale coltello, l’ansia prima della partenza, l’eccitazione al rumore incredibile che cinque pezzi di legno possono fare strusciando sull’asfalto.
Mesi passati a cercare di coinvolgere un paese refrattario a qualsiasi novità, a passare casa per casa per cercare fondi con cui finanziare acquisto della stoffa necessaria per creare i vestiti “storici”, a gestire le incazzature per vedersi consegnare 500 lire da famiglie del posto ed a conbdividere la gioia, sincera e incredula, per vedere stranieri che mettono mano al portafoglio per infilare 50 o 100 mila nella mia scatola delle Adidas, riciclata a cassetta delle offerte.
E ancora notti insonni, scherzi, liti più o meno serie sulla spartizione della popolazione del Paese, campagne acquisti e intrighi degni del miglior Tom Clancy.
Tutto per arrivare ad una calda sera di agosto, nella Piazza della Chiesa ad aspettare con il Ciuffo (bei tempi quando era dei nostri!!) che il rumore di ferraglia e legno ancora verde abbandonasse la forma di rullio lontano per prendere quella di corridori sudanti, bestemmianti e incazzati come carogne. Da quel coacervo di gambe e legno che avrebbe fatto invidia ai quadri più surrealisti di Giger, escono a testa alta Lorè e il marito della cugina del fantino piu’ pesante della storia del Palio: quei 73 chili bastardi del Lazze.
E allora ancora dieci metri prima del cambio, cinque, tre, eccolo eccomi e fanculo corri, spingi senti il Lazze che urla con il fiato di Sinatra “Dai dai dai cazzo dai di più” e l’adrenalina ti lava da cima a fondo e sei dentro al tunnel sotto la piazza arrivi alla curva sbatti, il Lazze aggiusta la tragia e rinizi a correre senti che sbatti ovunque e ti caghi addosso che il Lazze possa fare la fine dell’Ale* e arrivi agli scaleri e ti pianti contro la pietra angolare e ribestemmi fino a quando non vedi il Lazze che alza tragia e sé stesso per ripartire e allora giù per gli scaleri e ti caghi addosso ma l’adrenalina è più forte e allora ne fai tre per volta e il cuore inizia a dire basta ti prego ma te corri sai che manca poco ormai ci siamo arrivi dal fornaio li vedi e vedi i loro occhi che sono come i tuoi pochi minuti prima e gli lasci la tragia prima che sia anche lo stomaco a dire basta e vedi il Ciuffo che si appoggia alla morosa e ti giri e vedi che gli altri non arrivano. Fanculo ci siamo, eccoci ci hanno preso per il culo e invece eccoci qui. E ti siedi e respiri e passano gli altri, ma è troppo tardi non ci prenderanno mai e infatti dopo un pò senti il casino all’arrivo e allora sai che hai vinto.

E invece no.
Arrivi e non vedi nessuno vestito di bianco-nero-rosso a saltare, ma solo mani alzate legate da stracci biancogialli dell’odiata Stazione. E allora vieni a sapere che un nostro corridore e’ praticamente svenuto e l’altro da solo ha fatto solo pochi metri e che ci hanno passato cosi’, senza colpo ferire, incuranti della rabbia bagnata di lacrime del Lazze.
Dopo gli sfottò e le prese per il culo sono arrivate altre edizioni e, purtroppo, altre prese per il culo per noi condannati a condividere le sorti dell'Inter di eterni secondi.
Tutto iniziò così. Questo è il nuovo inizio.