mercoledì 25 maggio 2016

Legno, vene e cuore

"Quando senti quel rumore e quell'odore lo porti dentro di te dalle notti prima, lo ricordi durante il giorno e ti entra nel naso nei sogni. La gente del paese inizia a guardarti diversamente, perché la rappresenti. A te che corri non importa niente se piove o c'è il sole, non te ne frega niente se devi andare a lavorare o fare qualsiasi altra cosa. La testa ce l'hai già lì, tutta lì: sul palio, sulla corsa, sulla tragia. A come fare le curve o a come fare il cambio. Anche il paese lo troverai diverso, pure il suono delle campane al mattino ti sembrerà... diverso.

E poi arriva la sera.
Legno in mano, vene di fuori, cuore fermo, gambe dure e poi deve essere fuoco e cattiveria. E quando stai per strapparti i muscoli, quando il fiato è finito, non devi mollare, ma con il cuore la devi portare al traguardo, solo così si onora la tragia. E se avrai vinto è perché ci credevi.

Io a 3 anni ero in prima linea a portare la bandiera della mia contrada: era più alta di me e tutti volevano togliermela perché pensavano che non ce l'avrei mai fatta, ma io invece ci sono riuscito perché volevo essere utile per la mia contrada: oggi è il mio paese che corre, io non corro ma con la testa sono già lì al 30 luglio.

Ci sono nato.

Fa parte di me".

Questo è Michael Lombardi.



E questo è Michael Lombardi dopo essere caduto in partenza. L'espressione non è la sofferenza del dolore per gomito e ginocchio lasciati alla causa, ma il dolore della sconfitta.



martedì 17 maggio 2016

Si inizia a fare sul serio



Inizia l'avvicinamento al 30 luglio, data in cui la strada deciderà  il nuovo vincitore del Palio.
La prima tappa è venerdì 20 maggio, con la riunione dei Paesi partecipanti. Sarà l'occasione per ribadire ai vecchi e spiegare ai nuovi l'esperienza del Palio, per illustrare il regolamento e per fissare le nuove scadenze per l'avvicinamento alla data fatidica.





Appuntamento per il prossimo venerdì sera alle 21.00 alla Stazione di Gassano per tutti gli interessati. Non esitate. Non ve ne pentirete

lunedì 9 maggio 2016

Verso il 30 luglio


Il conto alla rovescia inizia oggi...



Il Palio più Palio dei Palii torna. E lo fa ancora più in grande.


L'appuntamento è, come sempre, a Gassano (MS) per il prossimo 28 luglio, primo giorno delle qualifiche in vista della finale di sabato 30 luglio. Si preannunciano più squadre, più corridori, più folla, più cibo e più vino.



Non mancate. Il Palio è dentro di Voi, ognuno di Voi, anche se ancora non lo sapete.





Il percorso


Gioia e diletto di chi corre. E di chi assiste.




Strappi in salita, strettoia in discesa. E scalini. E lunghi rettilinei con curve a gomito. E la 'nostra' curva di San Martino. Il percorso del Palio della Tragia, poco meno di 800 metri tortuosi e impervi, è ciò che rende la competizione veramente unica. Originariamente studiato per toccare quanti più rioni possibili (parte da Corta, attraversa Piazza e Via di Fuori e si chiude nuovamente in Piazza), è diventato il tratto più distintivo di una corsa che come poche altre sa unire fatica, resistenza e velocità.

LA PARTENZA


Lo strappo per eccellenza. Dove si è praticamente sempre decisa la gara. Chi mette la tragia avanti alle altre alla fine della salita ha mezzo palio in mano. Resistenza alla fatica e alla sofferenza, grinta, rabbia. E CUORE. Astenersi sprovvisti di una di queste doti.



GLI SCALERI


Il tratto, a detta di molti, più spettacolare del percorso. Si parte dalla Chiesa, ci si infila dentro i vicoli più stretti del Paese, si passa la curva di San Martino, e si arriva agli scaleri. Only The Brave, solo i coraggiosi: l'errore da NON FARE è pensare. Chiudere il rubinetto del cervello e volare giù: in fondo, solo in fondo, si può riaccendere.

VIA DI FUORI


La volata in cui ci si dà tutto. Qui si possono tentare i sorpassi. Sembra facile ma non lo è: un falsopiano in rettilineo, ma uno strappo lungo. Non mollare, tirare ancora e più forte. Chi è davanti vuole distanziarsi, chi è dietro vuole macinare metri. 

 

L'ARRIVO




E' come la partenza, ma 2.0. Chi tira la tragia lo sta facendo già per la seconda volta. L'acido lattico ha preso possesso dei muscoli, la fatica ti schiaccia e il fiato manca. Il cuore batte ancora forte e batterà ancora di più, perché questa è l'ultima speranza da cavalcare. Gli ultimi metri da percorrere. Davanti e intorno la folla che urla, ma chi tira vede solo la linea. Per passarla per primo

L'odore del Palio

Mi perdonino Robert Duvall e Francis Ford Coppola ma l’odore che amo di più (beh, forse il secondo…) non è “quello del Napalm la mattina presto”. La prima volta che ho sentito quel particolare aroma, quel misto di legno bruciato e resti di saldatura, mi è venuto spontaneo alzare il viso e guardare verso l'alto e notare, quasi con stupore, che non c’era nessuna coda luciferina, ad asso di picche, a girare l’angolo per poi scomparire in un rumore di zoccoli caprini.




Era un’estate qualsiasi di un anno a metà degli anni ’90 e stavo risalendo, come milioni di altre volte prima e altri milioni di volte a venire, le scale che portano alla Chiesa - altrimenti detti gli scaleri  - ed era appena sceso il sipario sul primo Palio della Tragia (TM). Che, come capita spesso per il debutto di un gruppo musicale o di uno scrittore, si sarebbe poi rivelato inarrivabile per le edizioni successive.

Un mare di gente, Gassano piena di bandiere, di striscioni di scritte per terra e sui muri. La tensione che si taglia con il proverbiale coltello, l’ansia prima della partenza, l’eccitazione al rumore incredibile che cinque pezzi di legno possono fare strusciando sull’asfalto.

Mesi passati a cercare di coinvolgere un paese refrattario a qualsiasi novità, a passare casa per casa per cercare fondi con cui finanziare acquisto della stoffa necessaria per creare i vestiti “storici”, a gestire le incazzature per vedersi consegnare 500 lire da famiglie del posto ed a conbdividere la gioia, sincera e incredula, per vedere stranieri che mettono mano al portafoglio per infilare 50 o 100 mila nella mia scatola delle Adidas, riciclata a cassetta delle offerte.

E ancora notti insonni, scherzi, liti più o meno serie sulla spartizione della popolazione del Paese, campagne acquisti e intrighi degni del miglior Tom Clancy.

Tutto per arrivare ad una calda sera di agosto, nella Piazza della Chiesa ad aspettare con il Ciuffo (bei tempi quando era dei nostri!!) che il rumore di ferraglia e legno ancora verde abbandonasse la forma di rullio lontano per prendere quella di corridori sudanti, bestemmianti e incazzati come carogne. Da quel coacervo di gambe e legno che avrebbe fatto invidia ai quadri più surrealisti di Giger, escono a testa alta Lorè e il marito della cugina del fantino piu’ pesante della storia del Palio: quei 73 chili bastardi del Lazze.


E allora ancora dieci metri prima del cambio, cinque, tre, eccolo eccomi e fanculo corri, spingi senti il Lazze che urla con il fiato di Sinatra “Dai dai dai cazzo dai di più” e l’adrenalina ti lava da cima a fondo e sei dentro al tunnel sotto la piazza arrivi alla curva sbatti, il Lazze aggiusta la tragia e rinizi a correre senti che sbatti ovunque e ti caghi addosso che il Lazze possa fare la fine dell’Ale* e arrivi agli scaleri e ti pianti contro la pietra angolare e ribestemmi fino a quando non vedi il Lazze che alza tragia e sé stesso per ripartire e allora giù per gli scaleri e ti caghi addosso ma l’adrenalina è più forte e allora ne fai tre per volta e il cuore inizia a dire basta ti prego ma te corri sai che manca poco ormai ci siamo arrivi dal fornaio li vedi e vedi i loro occhi che sono come i tuoi pochi minuti prima e gli lasci la tragia prima che sia anche lo stomaco a dire basta e vedi il Ciuffo che si appoggia alla morosa e ti giri e vedi che gli altri non arrivano. Fanculo ci siamo, eccoci ci hanno preso per il culo e invece eccoci qui. E ti siedi e respiri e passano gli altri, ma è troppo tardi non ci prenderanno mai e infatti dopo un pò senti il casino all’arrivo e allora sai che hai vinto.



E invece no.



Arrivi e non vedi nessuno vestito di bianco-nero-rosso a saltare, ma solo mani alzate legate da stracci biancogialli dell’odiata Stazione. E allora vieni a sapere che un nostro corridore e’ praticamente svenuto e l’altro da solo ha fatto solo pochi metri e che ci hanno passato cosi’, senza colpo ferire, incuranti della rabbia bagnata di lacrime del Lazze.

Dopo gli sfottò e le prese per il culo sono arrivate altre edizioni e, purtroppo, altre prese per il culo per noi condannati a condividere le sorti dell'Inter di eterni secondi.



Tutto iniziò così. Questo è il nuovo inizio.





Eravamo quattro amici...

Eravamo quattro amici al bar…


Meglio, eravamo quattro amici un’estate in cima al Pizzo d’Uccello. Forse mancava l’aria, forse la vicinanza del Palio di Siena, forse il ritorno di fiamma del vino della notte prima…
“Dai, facciamo un palio!”. “Sì, grande idea!”. “Però dobbiamo farlo con la cosa più scema possibile”.

E fu così che un nobile strumento di lavoro, abbandonato ai ricordi del secolo passato, è tornato vivo nelle mani prima di quattro, poi di dieci persone, e poi di tutto un Paese che si è trovato alle prese con l’organizzazione di un evento destinato a durare nel tempo. La tragia, o benna, o come la chiamate Voi nel Vostro Paese, è la slitta che si usava un tempo per il trasporto del fieno. Senza ruote, per consentirle di venire trainata e trascinata da un paio di buoi: anche su e giù per le scale che costellano tutti i Paesi lunigianesi. Il fieno veniva deposto su un pianale, schiacciato con . Anni dopo, un fantino prese il posto del fieno,due corridori quello dei buoi…

E il resto è una storia che a tutti piace vivere e ricordare, soprattutto dopo averla vissuta. Fatene parte anche voi.